Coronavirus: orientarsi nella crisi

La Germania ai tempi del Coronavirus

A causa del diffondersi del Coronavirus in Germania e in molti altri Paesi, gli Stati colpiti, i sistemi sanitari e l’economia globale si trovano ad affrontare sfide senza precedenti. Nel mezzo della pandemia, le imprese sono improvvisamente costrette a riconsiderare l’efficacia del loro modello di business, a determinare quali siano i loro obblighi nei confronti dei dipendenti e, in particolare, a cercare di capire come potersi assicurare liquidità. Le problematiche riguardano società semplici, società per azioni, società a responsabilità limitata, ditte individuali e lavoratori autonomi, indipendentemente dal fatto che operino nel commercio, nell’artigianato, esercitino una professione o un'impresa industriale.

Il quadro giuridico all’interno del quale le società ordinariamente operano in Germania non tiene conto delle emergenze risultanti da una pandemia. Di norma, si applicano regole rigorose: se si ordina qualcosa, lo si deve pagare. In caso contrario si è soggetti a sanzioni, fino all’obbligo di proporre istanza di fallimento in proprio.

Al momento sono in atto sforzi mirati a modificare questo quadro giuridico affinché permetta la sopravvivenza delle imprese durante la crisi causata dal Coronavirus. Tuttavia, non è facile creare regole per sistemi complessi e tutti gli operatori economici stanno cercando di orientarsi, con molti dubbi e un forte bisogno di supporto e assistenza.

Lo Studio Schultze & Braun può fornire indicazioni e consulenza ai fini della prevenzione e risoluzione dei problemi causati dall’attuale emergenza. Durante la crisi del Coronavirus, possiamo indicarvi la strada per uscire dalla giungla legale ed economica. In qualità di esperti, possiamo assistervi nel richiedere aiuti pubblici e possiamo certificare la sussistenza dei requisiti a tale fine necessari.

Imprese e imprenditori possono ricevere assistenza su come proteggersi in via preventiva dagli sviluppi negativi legati all’emergenza in corso. Ove necessario, li aiuteremo a compiere rapidamente i passi necessari per attuare misure specifiche di ristrutturazione e di emergenza. Siamo il Vostro consulente.

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Le vendite sono crollate e i ricavi sono scesi drasticamente. Ma i costi per il personale ed i locali aziendali continuano a maturare. Le disponibilità finanziarie si stanno riducendo, mettendo le imprese a rischio di crisi di liquidità. Pertanto, molti amministratori e membri dei consigli di amministrazione stanno iniziando a chiedersi se debbano proporre istanza di fallimento in proprio.

La buona notizia è: in linea di principio no -  tuttavia, questa esenzione vale solo in presenza di determinate condizioni. Vediamo il dettaglio:

L'obbligo di proporre istanza di fallimento in proprio è sospeso

Il Parlamento tedesco ha sospeso l'obbligo di proporre istanza di fallimento in proprio. La riforma si applica retroattivamente dal 1 marzo 2020 e la sua efficacia è limitata nel tempo fino al 30 settembre 2020 (fatte salve eventuali proroghe). L'obbligo di proporre istanza di fallimento in proprio non è stato abolito, bensì solo sospeso, e ciò a condizione che siano soddisfatti i due seguenti requisiti: in primo luogo, l’insolvenza deve essere causata dagli effetti dalla pandemia da Coronavirus e, in secondo luogo, vi deve essere la prospettiva di eliminare la situazione di crisi di liquidità in essere. Vi è la presunzione legale che entrambi questi requisiti siano soddisfatti se l’impresa non si trovava in una situazione di crisi di liquidità al 31 dicembre 2019.

Attenzione: le disposizioni di legge sono ancora applicabili!

Se l’impresa non soddisfa questi due requisiti, continuano a essere applicabili le disposizioni di legge in vigore prima della pandemia. In tal caso, se l’impresa versa in una situazione di crisi di liquidità o è sovraindebitata, il management deve senza indugio proporre al tribunale fallimentare competente istanza di fallimento in proprio, il tutto al più tardi entro tre settimane dal momento in cui si è verificata l’insolvenza. In parole semplici: un’impresa versa in una situazione di carenza di liquidità se la sua liquidità è insufficiente ad adempiere tempestivamente agli obblighi di pagamento scaduti.

La crisi determinata dal Coronavirus sta minacciando l'economia tedesca. Le società sono costrette a limitare la produzione o addirittura a fermarla completamente. Gli esercizi commerciali, i ristoranti e le strutture ricreative, sono soggetti a ordini di chiusura e gli organizzatori devono annullare i propri eventi. Sorgono spontanee alcune domande: come posso garantire la continuità aziendale in queste circostanze? Come posso generare entrate per pagare le mie fatture? Quali tipi di aiuti pubblici sono disponibili per la mia società? Vi mostreremo come assicurarvi liquidità e stabilizzare la vostra impresa.

Abbiamo redatto una panoramica delle varie misure attualmente in vigore che sono state adottate dal governo federale; è possibile scaricarla QUI, mentre gli aiuti previsti dai singoli governi regionali sono disponibili QUI.

Avvio delle contromisure: avvalersi degli aiuti pubblici

Per procurare liquidità, il governo federale ha messo in campo molte risorse: le medie e grandi imprese possono avvalersi di una varietà di programmi della Banca per lo sviluppo (“KfW”), che sono stati notevolmente rafforzati. L’accesso ai finanziamenti è gestito e concretamente attuato direttamente dalla banca con cui l’impresa opera abitualmente

Dal 5 aprile è stato attivato un ulteriore programma di aiuti finanziari destinato alle piccole e medie imprese, il cosiddetto KfW-Schnellkredit, ovvero finanziamento rapido. Il finanziamento è disponibile per imprese con più di dieci dipendenti attive sul mercato da almeno il 1° gennaio 2019. Il volume massimo del finanziamento è pari ad un ammontare corrispondente a tre mesi di fatturato nell’anno 2019, ma in nessun caso superiore ad € 800.000 per imprese con più di 50 dipendenti ed € 500.000 per le imprese con un massimo di 50 dipendenti. L’impresa non deve essersi trovata in difficoltà finanziarie al 31 dicembre 2019 e deve disporre di una regolare gestione. Inoltre, l’impresa deve aver registrato un utile nel 2019 o, in alternativa, nella media degli ultimi tre anni. Il tasso d'interesse è pari al tre per cento e il finanziamento viene concesso per una durata di dieci anni. La banca finanziatrice riceve da KfW una manleva, a sua volta garantita da una garanzia della Repubblica Federale Tedesca. Affinché possa essere erogato in tempi rapidi, il finanziamento viene concesso senza ulteriori valutazioni del merito creditizio da parte della banca o di KfW. Il KfW-Schnellkredit deve ancora essere approvato dalla Commissione europea in base alla legge sugli aiuti di Stato e sarà quindi operativo non appena il nulla osta dell’UE sarà pervenuto.

Il governo federale ha inoltre istituito un programma completo per le micro imprese con un massimo di 10 dipendenti, che sono state particolarmente colpite. Il programma prevede sovvenzioni a fondo perduto fino a 15.000 euro; l’accesso ai fondi prevede un iter snello privo di lungaggini burocratiche.

Anche i governi dei singoli Länder (regioni) hanno risposto alle esigenze delle imprese avviando propri programmi di sostegno per le economie locali, i cui dettagli differiscono in misura significativa. I requisiti previsti da ciascun programma per l'erogazione dei prestiti e per gli aiuti diretti sono infatti molto differenziati. Vi aiuteremo ad accedere a queste risorse nel modo più rapido e semplice possibile. Se a tale scopo sono necessarie attestazioni specialistiche, Schultze & Braun è in grado di fornirle. Non esitate a contattarci.

Si possono utilizzare anche alcune opzioni di finanziamento alternative, come il factoring, finanziamenti per l'acquisto di merci, operazioni di Sale-&-Lease-Back o la vendita di beni non strettamente necessari ai fini dell’attività operativa, molte delle quali sono state sperimentate e in tempi di crisi economica.

Se altri fornitori di servizi finanziari minacciano di chiedere il rientro di finanziamenti – ad esempio perché non sussistono più le condizioni previste nel contratto di finanziamento – il management deve cercare di negoziare una soluzione il più presto possibile e pianificare eventuali ulteriori fabbisogni di liquidità. In alcuni casi, le piccole imprese possono beneficiare di nuove opzioni legali, come una moratoria dei pagamenti o un diritto temporaneo di rifiuto ad adempiere, al fine di evitare di entrare in una crisi di liquidità durante l’emergenza da Coronavirus a causa degli obblighi di pagamento in essere. Inoltre, fino alla fine di giugno 2020 i canoni di leasing possono essere sospesi – in alcuni casi, senza il rischio di subire la risoluzione contrattuale – in modo da preservare la liquidità.

La pandemia da Coronavirus ha prodotto un impatto sostanziale su molte imprese e lavoratori autonomi, di cui al momento è difficile valutare le conseguenze. Per affrontare la crisi, il governo federale e quelli regionali stanno lavorando a pieno ritmo per stabilire misure che saranno efficaci nella stabilizzazione dell’economia tedesca. Qui troverete una rapida panoramica di tutto ciò che è importante per la Vostra attività economica. Provvederemo ad aggiornare frequentemente queste informazioni; visitate dunque regolarmente questa pagina e contattateci per qualsiasi domanda.

Sospensione dell’obbligo di effettuare il versamento degli acconti sulle imposte

Fino al 31 dicembre 2020 le imprese e i lavoratori autonomi possono chiedere alla propria amministrazione fiscale una sospensione infruttifera degli obblighi di versamento delle imposte. Di conseguenza non avranno l’obbligo di effettuare versamenti di imposte attualmente dovute o che scadranno entro la fine di quest'anno. Presupposto della sospensione è che l’impresa sia stata direttamente e significativamente colpita dalle conseguenze della pandemia da Coronavirus e renda trasparente la propria situazione alle autorità fiscali. Sebbene non sia ancora chiaro per quanto tempo questa sospensione infruttifera rimarrà in vigore, si presume che varrà almeno fino alla fine del 2020. L'amministrazione fiscale ha espressamente chiarito che i requisiti per l’ottenimento della sospensione non verranno verificati in modo rigoroso. Le imprese devono semplicemente mostrare di essere state direttamente colpite, senza dover dimostrare in dettaglio l'entità dei danni subiti. La sospensione dell’obbligo di versare le imposte migliora la liquidità delle imprese o del lavoratore autonomo.

Tuttavia, il differimento non si applica alle ritenute sulle retribuzioni dei dipendenti; se vengono corrisposte le retribuzioni, devono essere versate le relative ritenute. In caso di riduzione delle retribuzioni, si ridurranno di conseguenza anche le ritenute.  Le indennità sostitutive di reddito, come ad es. le indennità per lavoro ridotto in sede di cassa integrazione, restano esenti da imposte.

Variazione dei versamenti anticipati

Le imprese e i lavoratori autonomi possono richiedere la variazione degli importi dovuti a titolo di acconto IRPEF ed IRES. Lo stesso vale per la base di calcolo utilizzata per determinare l'acconto a titolo di IRAP. A tal fine, i contribuenti possono presentare domanda alla propria agenzia delle entrate affinché venga ridotta la base di calcolo, se prevedono di avere un reddito inferiore quest'anno. Il Ministero delle finanze federale tedesco ha annunciato che la variazione degli acconti avverrà in modo rapido.

Sospensione delle misure esecutive

Per quanto riguarda gli arretrati e le imposte scadute prima d’ora, le procedure esecutive sono sospese fino alla fine del 2020, con contestuale rinuncia alle sanzioni che sarebbero normalmente applicate durante il periodo di mora.

Controlli fiscali

L'amministrazione fiscale di ogni governo regionale decide in che modo le proprie agenzie fiscali continueranno ad operare; di norma, si presume che saranno chiuse al pubblico e che i controlli fiscali saranno sospesi. Tuttavia, le agenzie fiscali devono rimanere raggiungibili per telefono, posta, e-mail, così come online attraverso il portale ELSTER.

Sospensione dell’obbligo di versamento dei contributi di previdenza sociale

Sulla base di una circolare del GKV-Spitzenverband (Associazione Nazionale delle Assicurazioni sanitarie obbligatorie), anche i contributi previdenziali possono essere sospesi a determinate condizioni. Tuttavia, diversamente dagli sgravi concessi in relazione ai versamenti di imposta, le condizioni per l’ottenimento della sospensione sono piuttosto stringenti.  Il motivo è che si ritiene che le misure adottate dal governo federale forniranno un importante sostegno, grazie al quale le imprese potranno continuare a versare i contributi previdenziali.

Le imprese possono chiedere il differimento dei contributi per marzo, aprile e maggio fino alla data di scadenza dei contributi relativi al mese di giugno 2020. Non saranno addebitati interessi, sanzioni di mora, né spese di diffida in relazione al differimento.

Per poter avvalersi di un differimento, l’impresa deve prima dimostrare di aver beneficiato di tutte le opzioni a sua disposizione per mitigare la situazione, come ad esempio la Cassa Integrazione e gli aiuti e finanziamenti statali.

Verifiche relative ai contributi previdenziali

Il 16 marzo 2020, il servizio di verifica dell’Ente Pensionistico della Germania Federale (Deutsche Rentenversicherung Bund) ha interrotto le verifiche presso gli uffici dei datori di lavoro e dei consulenti fiscali, i quali ora devono presentare solo documenti e dati, in particolare quelli concernenti le verifiche, con supporto elettronico. Questa direttiva si applica fino a nuovo avviso.

Per ora non opera la sospensione dei termini

Allo stato non è (ancora) prevista una sospensione dei termini per la presentazione di documenti e per l’adempimento agli altri obblighi di cooperazione con l’agenzia delle entrate. Pertanto, se un termine fiscale è prossimo alla scadenza, si consiglia di presentare una domanda di proroga con sufficiente anticipo. Se necessario, è consigliabile contattare la propria agenzia delle entrate.

Inoltre, alcuni governi regionali hanno prorogato i termini di presentazione delle dichiarazioni dei redditi fino alla fine di maggio 2020, nella misura in cui si riferiscano all'anno fiscale 2018 e siano state redatte da consulenti fiscali. In questi casi non saranno applicate sanzioni di mora. Per procedere, anche in questo caso è necessario contattare la propria agenzia delle entrate.

Bilanci al 31 dicembre 2019

L'Istituto degli Esperti Contabili in Germania (Institut der Wirtschaftsprüfer, IDW) si è espresso nel senso che la comparsa del Coronavirus come minaccia globale debba essere classificata come un evento intervenuto dopo il 31.12.2019, motivo per il quale le conseguenze generate dalla pandemia da Coronavirus devono riflettersi sui bilanci soltanto ove l’esercizio si chiuda successivamente al 31 dicembre 2019.

Dipendenti ammalati

Se nell'esercizio del suo dovere di tutela nei confronti degli altri dipendenti, un datore di lavoro esime dall’obbligo di prestare l’attività lavorativa un dipendente “solo” a causa di sospetto contagio, anche se il contagio non è stato dimostrato e il dipendente è disposto e in grado di lavorare, il datore di lavoro deve continuare a retribuire quel dipendente come da contratto di lavoro.

Se un dipendente viene effettivamente contagiato dal Coronavirus, il datore di lavoro deve continuare a retribuirlo per un massimo di sei settimane a causa della malattia. Rimane l’obbligo per il datore di lavoro di effettuare i versamenti previdenziali tutti A partire dalla settima settimana, il dipendente può chiedere l’indennità di malattia alla cassa mutua.

Indennizzo ai sensi della Legge tedesca sulla prevenzione e sul controllo delle malattie infettive

Se, ai fini del contenimento dei contagi, a un dipendente, indipendentemente dal fatto che mostri o meno sintomi di COVID-19, sia stato proibito di lavorare o gli sia stato imposto l’obbligo di quarantena dall'autorità sanitaria pubblica competente, si è in presenza di un caso di inabilità al lavoro. Di conseguenza, ai sensi del § 56 (5) della Legge tedesca sulla prevenzione e il controllo delle malattie infettive (Infektionsschutzgesetz, IfSG), il dipendente può pretendere dal datore di lavoro il regolare pagamento del salario o dello stipendio per le prime sei settimane. Su richiesta, tuttavia, l’autorità rimborserà al datore di lavoro gli importi pagati. A partire dalla settima settimana, il dipendente può chiedere di ricevere la retribuzione direttamente dall'autorità competente, per un importo pari a quello dell’indennità di malattia.

Cassa integrazione e indennità per lavoro ridotto

Se un’impresa subisce una riduzione del lavoro, è necessario compensare gli effetti di detta riduzione senza dover ricorre a licenziamenti per esubero. Per raggiungere questo obiettivo, il datore di lavoro può imporre un orario lavorativo ridotto. Tuttavia, questa misura comporta una corrispondente riduzione della retribuzione dei dipendenti, una conseguenza che avvantaggia il datore di lavoro, ma svantaggia i dipendenti. Per compensare (in parte) questo danno, l'agenzia statale per l'occupazione corrisponde ai lavoratori la cosiddetta indennità per lavoro ridotto.

Il 15 marzo 2020 è entrata in vigore una legge che autorizza il governo federale a modificare tramite decreto legge le norme attuali per l’erogazione dell’indennità per lavoro ridotto. La bozza del decreto ministeriale del 23 marzo 2020 prevede in particolare quanto segue:

  • qualora un’impresa  soffra di una riduzione del lavoro dovuta alla situazione economica, può accedere alla cassa integrazione se almeno il 10% dei dipendenti subisce di conseguenza una perdita retributiva superiore al 10%. La soglia precedente era fissata al 30% del personale.
  • ai fini dell’accesso alla Cassa Integrazione non è necessario che venga preliminarmente consumato un eventuale monte ore positivo.
  • le indennità per lavoro ridotto sono disponibili anche nell’ipotesi di ricorso a somministrazione di lavoro.
  • i contributi previdenziali per le ore di lavoro perse saranno rimborsati integralmente dall'Agenzia Federale per il Lavoro. In situazioni “normali”, il datore di lavoro è tenuto a farso carico integralmente di tutti i contributi previdenziali per l’intero periodo di durata del lavoro a orario ridotto.

Le nuove norme si applicano retroattivamente dal 1° marzo 2020 e rimarranno in vigore fino ad almeno il 31 dicembre 2020, sebbene possano essere prorogate di un anno.

Qual è l’ammontare dell’indennità per lavoro ridotto?

L'indennità per lavoro ridotto ammonta al 60% della retribuzione netta persa. Per un dipendente con almeno un figlio, l'indennità per lavoro ridotto ammonta al 67% della retribuzione netta persa. L'Agenzia Federale per il Lavoro provvederà a rimborsare integralmente al datore di lavoro i contributi previdenziali versati per le ore di lavoro perse.

Più si allunga la durata della Crisi da Coronavirus, più la pandemia rappresenta una minaccia per la liquidità e la sopravvivenza delle imprese. Queste difficoltà finanziarie stanno emergendo in molti settori e comportano rischi personali per gli organi della società interessata, una condizione spesso del tutto nuova per i dirigenti di società con poca esperienza nel gestire situazioni di crisi economica. Proprio come gli aspetti sanitari della crisi, è importante essere consapevoli dei rischi e seguire alcune regole. Forse non è possibile eliminare del tutto i rischi, ma il legislatore li ha ridotti in modo significativo. Vediamo il dettaglio.

Il quadro giuridico prima dell’intervento del legislatore

In generale, i membri del consiglio di amministrazione e gli amministratori devono monitorare costantemente la situazione economica della propria società e verificarne le condizioni finanziarie e patrimoniali.  Ove si evidenzino rischi di crisi di liquidità o sovraindebitamento, devono essere intraprese ulteriori misure. Ad esempio, rispetto a molte forme societarie è necessario convocare un’assemblea dei soci in caso di una perdita pari alla metà del capitale sociale. La violazione di quest’obbligo da parte di un amministratore può costituire una contravvenzione.

Con l’aggravarsi di una situazione di crisi, aumentano anche gli obblighi di diligenza che la legge impone all’organo amministrativo. Più in particolare, gli organi amministrativi della maggior parte delle società sono tenuti a proporre istanza di fallimento in proprio ove sussistano i presupposti per l’apertura di una procedura d’insolvenza, vale a dire in caso di sovraindebitamento o di crisi di liquidità. In presenza di una di queste fattispecie, le possibilità d’azione a disposizione del management per contrastare l’insolvenza al di fuori di una regolare procedura fallimentare sono molto limitate.

In tal caso, il management deve immediatamente – al più tardi entro tre settimane – proporre istanza di fallimento in proprio. Il mancato rispetto di questo obbligo può avere gravi conseguenze giuridiche.

Se il management continua a gestire l'attività economica a dispetto degli obblighi imposti dalla legge fallimentare, la situazione d’insolvenza può anche comportare la responsabilità personale degli amministratori relativamente a pagamenti non permessi. Questa situazione può essere evitata solo sospendendo immediatamente la maggior parte dei pagamenti e presentando senza indugio istanza di fallimento in proprio. Solo pochissimi pagamenti sono generalmente esenti da questo divieto di effettuare pagamenti e i rischi sono difficili da gestire, persino per gli specialisti.

La riforma

Senza l’intervento del legislatore, le cause che hanno portato all’insolvenza sarebbero state del tutto irrilevanti, e quindi la circostanza che la pandemia da Coronavirus abbia causato problemi alle imprese in assenza di tale specifico intervento legislativo non avrebbe costituito un’esimente in favore dell’amministratore.

Esattamente su questo punto si inserisce la riforma del legislatore, che ha temporaneamente sospeso

  • l'obbligo di proporre istanza di fallimento in proprio;
  • i divieti di pagamento

e in questo modo – almeno per il momento – eliminato gran parte dei relativi i rischi di responsabilità.

Sospensione dell'obbligo di proporre istanza di fallimento in proprio in caso di insolvenza causata dalla pandemia di Coronavirus

L'obbligo di proporre istanza di fallimento in proprio è sospeso per le imprese insolventi per cause attribuibili alla pandemia da Coronavirus. La sospensione è in vigore fino al 30 settembre 2020 e si applica retroattivamente dal 1 marzo 2020.

La sospensione dell'obbligo di proporre istanza di fallimento in proprio non si applica in generale, bensì solo se

  • l'insolvenza è una conseguenza della pandemia da Coronavirus e
  •  vi sia la prospettiva di eliminare la crisi di liquidità in essere.

Tuttavia, si presume che entrambi questi requisiti siano soddisfatti se l’impresa non si trovava in crisi di liquidità al 31 dicembre 2019.

Sospensione del divieto di pagamento

La sospensione dell'obbligo di proporre istanza di fallimento in proprio è affiancata da disposizioni relative al diritto societario, concepite per proteggere gli organi amministrativi dei più importanti tipi di società da un’ampia responsabilità personale alla quale sarebbero altrimenti soggetti.

Infatti, a seguito dell’intervento del legislatore, i pagamenti rientranti nell’ordinaria amministrazione sono sempre permessi; questo privilegio si applica in particolare a pagamenti che contribuiscono a mantenere o riprendere le attività aziendali o ad attuare un piano di ristrutturazione.

Anche questa misura sarà in vigore fino al 30 settembre 2020 e si applica retroattivamente a decorrere dal 1 marzo 2020. Essa è tuttavia subordinata alla contestuale sussistenza delle condizioni che comportano la sospensione dell'obbligo di presentare istanza di fallimento in proprio.

Anche nei casi in cui successivamente alla fine della sospensione del termine di cui sopra, il ricorso a procedure di insolvenza sia inevitabile, è ragionevole aspettarsi che le disposizioni in materia di responsabilità verranno interpretate in un’ottica favorevole agli organi amministrativi. Tuttavia, l’impresa dovrà in ogni caso documentare

  • di non essere stata in crisi di liquidità al 31 dicembre 2019 e
  • che i pagamenti effettuati erano strumentali al mantenimento o alla ripresa delle attività aziendali ovvero all’attuazione di un piano di ristrutturazione.

Situazione da ottobre 2020: si profilano gravi conseguenze!

In assenza della sospensione dell’obbligo di proporre istanza di fallimento in proprio, gli organi amministrativi della società – ossia gli amministratori e i membri del consiglio di amministrazione – rischiano gravi conseguenze. Dopo la scadenza della sospensione nell'ottobre 2020, questo rischio sarà nuovamente di grande attualità. Infatti, da tale data sarà applicato il rigoroso regime precedente ove l’impresa non dovesse riuscire ad eliminare entro il mese di settembre 2020 i presupposti per l’apertura di una procedura d’insolvenza, ovvero la situazione di crisi di liquidità o il sovraindebitamento.

Date le drastiche restrizioni all'economia imposte dalla crisi da Coronavirus, molte imprese sono impegnate a conservare il più a lungo possibile le condizioni di continuità aziendale. Ove successivamente venisse aperta una procedura fallimentare, questo atteggiamento può comportare rischi per i partner commerciali. In particolare vi è il rischio che il Curatore fallimentare assoggetti ad azione revocatoria i pagamenti effettuati. Utilizzando lo strumento dell’azione revocatoria nella procedura di insolvenza, il curatore fallimentare può chiedere l’annullamento di determinate operazioni che sono state perfezionate prima dell'inizio della procedura di insolvenza, come ad esempio i pagamenti ricevuti da singoli creditori, i rimborsi dei prestiti effettuati dai soci e le misure relative a finanziamenti concessi dalle banche ai fini del risanamento aziendale.

Revocabilità temporaneamente sospesa

Al fine di offrire certezza giuridica ai finanziatori ed ai partner contrattuali di imprese colpiti dagli effetti della pandemia da Coronavirus e proteggere questi ultimi nel caso il tentativo di ristrutturazione dovesse fallire, il legislatore ha previsto le seguenti sospensioni temporanee della revocabilità:

  • Se un’impresa riceve un finanziamento nel periodo dal 1 marzo al 30 settembre 2020, definito “periodo di sospensione”, tutti i rimborsi effettuati a fronte di tale finanziamento fino al 30 settembre 2023, nonché tutte le garanzie che saranno (a posteriori) concesse nel periodo dal 1 marzo al 30 settembre 2020, non saranno oggetto di azione revocatoria e non saranno classificati come pregiudizievoli per i creditori.
  • Per i finanziamenti soci concessi durante il periodo di sospensione, anche i rimborsi effettuati fino al 30 settembre 2023 non saranno oggetto di azione revocatoria. Questa disposizione non si applica tuttavia alla concessione di garanzie in favore dei soci finanziatori.
  • Pagamenti o la concessione di garanzie che il beneficiario aveva diritto di ricevere in quel modo e in quel momento, non saranno oggetto di azione revocatoria. Allo stesso modo, alcuni tipi di operazioni effettuate con mezzi ritenuti anomali ed elencate alla legge, come ad esempio le delegazioni di pagamento, non sono in linea di principio revocabili; tuttavia, il privilegio della non-revocabilità non opera in favore di beneficiari consapevoli della circostanza che gli sforzi di ristrutturazione del debitore non erano idonei a porre rimedio alla crisi di liquidità.

Tuttavia: la sospensione della revocabilità è soggetta a limitazioni!

Anche con riferimento alla revocatoria fallimentare le sospensioni riconducibili alla situazione emergenziale causate dalla pandemia da Coronavirus si applicano solo quando per l’impresa interessata sussistano le condizione previste per la sospensione dell'obbligo di proporre istanza di fallimento in proprio. Quindi, l’insolvenza dell’impresa deve essere il risultato della pandemia da Coronavirus e deve sussistere la prospettiva di eliminare la condizione di crisi di liquidità. In tutti gli altri casi, si applicano le disposizioni di legge vigenti.

In questo modo si intende impedire che le imprese che, a prescindere dalla crisi da Coronavirus, non avevano serie prospettive di sopravvivenza, vengano artificialmente tenute in vita con l’ausilio delle misure di assistenza governativa, arrecando in tal modo ulteriori danni ai creditori e ai partner contrattuali.

Resta tutto da vedere come un’impresa possa provare di essere stata in possesso dei requisiti per l’esclusione della revocatoria fallimentare nel caso in cui le procedure di insolvenza vengano avviate a distanza di anni. In ogni caso, si suggerisce che i partner contrattuali di società in difficoltà documentino accuratamente il motivo per cui ritenevano che l’impresa in questione soddisfacesse le condizioni per la sospensione dell'obbligo di proporre istanza di fallimento in proprio. In questo modo possono mitigare successivi problemi di natura probatoria.

Il governo federale ha introdotto una legge dal titolo “Legge per mitigare le conseguenze della pandemia da COVID-19 nel diritto civile, nel diritto fallimentare e nel diritto procedurale penale” (Gesetz zur Abmilderung der Folgen der COVID-19-Pandemie im Zivil-, Insolvenz- und Strafverfahrensrecht). L’iniziativa legislativa prevede varie modifiche del diritto societario, volte a facilitare l’operatività delle società in considerazione delle sostanziali restrizioni alla libera circolazione.

Società per azioni, società in accomandita per azioni, società europee SE e società di mutua assicurazione

  • Il management è abilitato a tenere, con l'approvazione del consiglio di vigilanza, assemblee dei soci a mezzo di audio o videoconferenza anche senza espressa previsione nello statuto. Al fine di semplificare le assemblee, il consiglio di amministrazione potrà anche disporre che le domande debbano essere presentate elettronicamente almeno due giorni prima dell’assemblea e potrà decidere a sua discrezione a quale di tali domande rispondere. Il periodo di preavviso per la convocazione di un’assemblea è ridotto a tre settimane.
  • Se si verificano interruzioni tecniche durante l'assemblea che impediscano agli azionisti di esercitare i propri diritti o al management di rispondere alle loro domande, essi non avranno diritto di impugnare le decisioni o le delibere se non in caso di condotta dolosa.
  • Anche senza espressa previsione nello statuto, il management sarà autorizzato, con l'approvazione del consiglio di vigilanza, a pagare acconti su dividendi sulla base del solo bilancio annuale provvisorio, a condizione che dimostri di avere conseguito un profitto e di averne distribuito non oltre la metà. In particolare, nelle strutture dei gruppi d’impresa, questo renderà più facile spostare rapidamente le risorse per garantire la necessaria liquidità.
  • Il management avrà la possibilità, con l'approvazione del consiglio di vigilanza, di rinviare l'assemblea generale annuale per l'esercizio finanziario 2019 oltre il 31 agosto ed entro il 31 dicembre 2020. Tale disposizione non si applica alle società SE, in quanto ai sensi del diritto europeo è obbligatorio svolgere l'assemblea generale entro sei mesi dalla chiusura dell'esercizio finanziario.

Società a responsabilità limitata

Le delibere dei soci potranno essere adottate per e-mail o per iscritto, anche nei casi in cui i soci non vi acconsentano all’unanimità.

Legge sulle trasformazioni societarie

Per alleviare la pressione delle scadenze, i progetti di trasformazione in sospeso potranno essere intrapresi in futuro anche se si basano su bilanci annuali risalenti a più di otto mesi prima, ma non più di 12 mesi prima. In altre parole, i processi di trasformazione relativi all'esercizio finanziario 2019 devono essere comunicati entro la fine del 2020 al registro commerciale dell'entità giuridica acquisita in modo da essere iscritti nel registro.


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